Convivenza in azienda: un viaggio generazionale
In molte aziende oggi accade qualcosa di inedito: mentre qualcuno ricorda con nostalgia le riunioni con carta, penna e tazzine di caffè sul tavolo, altri mandano inviti in Teams e prendono appunti sui tablet. Non si tratta di disordine organizzativo ma di convivenza generazionale, ed è una delle sfide e – soprattutto – delle opportunità più interessanti del nostro tempo.
Chi ha iniziato la propria carriera negli anni Settanta e Ottanta, caratterizzati da forte crescita economica e grandi trasformazioni sociali, ha interiorizzato un’idea ben precisa: il lavoro è una missione. Non è solo un mezzo per un fine, ma uno strumento di autodefinizione. La dedizione costante e la lealtà verso l’azienda sono state a lungo la sola via per il successo aziendale e per la stabilità delle famiglie. Questo approccio al lavoro ha contribuito ampiamente alla crescita delle aziende e alla loro capacità di resistere nel tempo.
Poi il mondo ha iniziato a muoversi velocemente. Instabilità geopolitiche, crisi energetiche, scarsità di risorse e sviluppo tecnologico hanno ricordato alle persone come nulla sia certo e che l’unica vera sicurezza risieda nelle proprie competenze. La flessibilità, anche organizzativa, ha smesso di essere un vantaggio ed è diventata elemento di sopravvivenza. Le imprese allora hanno subito una prima evoluzione, in luoghi di apprendimento, spazi in cui mettersi in gioco per rafforzare e ampliare le proprie skills. Il concetto di stabilità ha lasciato la dimensione “organizzazione” per diventare individuale: il valore aggiunto ha preso il posto della dedizione. La lealtà è rimasta.
Con il passaggio al digitale e la pandemia di Covid, il lavoro ha acquisito un ulteriore significato, posizionandosi come strumento funzionale al miglioramento delle condizioni di vita nel loro insieme: la remunerazione ha smesso di essere l’unico driver di scelta in favore della ricerca di un buon equilibrio tra vita lavorativa e privata.
E poi ci sono i più giovani, coloro che non hanno conosciuto il mondo offline. Comunicano rapidamente, sono sempre connessi e separano in modo sempre più netto vita privata e professionale. Per loro il lavoro non è una missione, né uno strumento di definizione di sé stessi, non è nulla per cui valga la pena sacrificare il proprio tempo a meno che non si tratti di qualcosa di coerente con i propri valori e capace di generare impatti positivi a livello individuale, ma soprattutto, collettivo. La sostenibilità di un’azienda – intesa quale costante attenzione alla generazione di impatti positivi su persone e ambiente – diventa la bussola che orienta le scelte dei lavoratori. Cercano equilibrio, ascolto, autenticità e leader che sappiano ispirare e guidare, più che comandare.
Cosa succede dunque in azienda?
👉 È venerdì mattina, un responsabile di progetto convoca una riunione di allineamento in presenza. Le cose da fare prima del weekend sono ancora molte, il mondo corre veloce. Un’ora di macchina in mezzo al traffico e due ore (se tutto va bene) in sala riunioni: per qualcuno “ne vale la pena”, è così che ci si può davvero confrontare e condividere idee sorseggiando un buon caffé, per altri un’ingiusta imposizione, che sarebbe gestibile in modo più efficace da remoto e in una manciata di minuti – “una parentesi” tra le tante incombenze.
👉 Inizio anno. Bisogna avviare un nuovo progetto: agende da organizzare, obiettivi da raggiungere, persone da coordinare. C’è chi preferisce ricevere compiti ben definiti, indicazioni precise e non avere responsabilità, e chi invece preferisce lavorare per obiettivi, in autonomia ma con un sistema di confronto e feedback continui.
Come gestire in modo efficace la situazione?
Si rende necessaria un’evoluzione del “modo di fare impresa”, verso un modello sensibile alle caratteristiche di questi approcci al lavoro così diversi tra loro e capace di rintracciare nei vari processi le situazioni che ne risultano maggiormente impattate per gestirle in modo efficace: la sostenibilità aziendale fa proprio questo. Valorizza le differenze, attraverso azioni mirate basate innanzitutto sul dialogo e sull’ascolto. Mentoring intergenerazionale, lavoro flessibile e stili di leadership inclusivi sono solo alcuni degli strumenti nelle mani delle aziende. Quali scegliere e come implementarli in modo efficace dipende da ogni singola realtà. E voi, cosa state facendo?



